Senza Radici, come nasce il documentario

Sei anni fa a Finale Ligure si diffonde l’idea che un ex convento di suore, inutilizzato da tempo, darà ospitalità a un gruppo di migranti. La notizia non provoca nessun contrasto.

Lo Sprar è diretto da un’equipe di Arcimedia di Savona e le attività che vi si svolgono comprendono: lezioni di italiano, scambi di visite con le scuole, corsi di formazione, ricerca di contratti di lavoro, ricerca di abitazioni.

Nel frattempo in tutta Italia si sviluppa una polemica sempre più pesante, “sono troppi, ci rubano il lavoro, godono di diritti che noi (italiani) ci sogniamo, delinquono oltre ogni limite”.

Noi documentaristi non possiamo stare a guardare.

Scatta l’idea di mettere in campo la realtà perchè la vita di molti ragazzi è a rischio. Più di 3.500 morti in mare in due anni. Nasce l’idea che le navi soccorso delle ONG ostacolino i piani governativi. Per noi nasce l’alleanza con ABC Video di Genova e L’Ass. Sciarmus di Torino.

Soprattutto si costruisce l’idea del film: saranno le loro narrazioni a raccontare come vedono gli italiani: “SENZA RADICI” il titolo “in una terra chiamata Italia” perchè noi partiamo dal principio che i migranti non sono “intrusi”, non sono solo “risorse”, ma sono soprattutto PERSONE.

Teo De Luigi